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Armonia

Giri armonici: come si muovono le canzoni

Un giro armonico è l'ordine in cui arrivano gli accordi e quanto dura ciascuno. È quell'ordine a dare la sensazione che un brano stia andando da qualche parte, e pochi giri reggono gran parte della musica registrata: per questo una canzone nuova suona spesso familiare al primo ascolto.

Questa pagina sta sopra il catalogo degli accordi, dove ogni tipo ha la sua pagina.

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Giro di do

Do–La minore–Re minore–Sol, cioè I–vi–ii–V. Il giro più suonato in Italia: canzone d'autore, pop e prime lezioni di chitarra.

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ii–V–I

Il motore del jazz. La tensione si raccoglie sul secondo grado, si affila sul quinto e torna a casa sul primo.

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Blues di 12 battute

Tre accordi distribuiti su dodici battute in un ordine fisso. Non un brano ma una forma, condivisa da migliaia di dischi.

Che cos'è un giro armonico

Un accordo è più note insieme; un giro è l'ordine in cui si succedono e il tempo che ciascuna occupa. Il senso di movimento nasce dall'ordine: gli stessi tre accordi disposti diversamente danno un'altra canzone, e lo stesso ordine sotto un'altra melodia continua a sentirsi come lo stesso terreno.

Si scrive con numeri romani invece che con le lettere, perché il numero indica il grado nella tonalità e non un suono fisso. I–IV–V è do–fa–sol in do maggiore e sol–do–re in sol maggiore: stessa relazione, posizione diversa. Per questo uno schema scritto una volta vale per tutte e dodici le tonalità, e i musicisti dicono «due cinque uno» senza nominare gli accordi.

Il giro di do e gli altri da imparare per primi

In Italia il più diffuso ha un nome proprio: il giro di do, cioè do–la minore–re minore–sol, in numeri I–vi–ii–V. Si chiama così perché lo si impara in do, ma è mobile come qualunque altro: spostato in sol diventa sol–mi minore–la minore–re. Su questo giro poggia buona parte della canzone d'autore e del pop italiano.

Accanto stanno I–IV–V, spina dorsale di folk, blues e rock; I–V–vi–IV, il cosiddetto giro dei quattro accordi che regge moltissimo pop degli ultimi cinquant'anni; ii–V–I, la cadenza jazz per eccellenza; e il blues di dodici battute, che è una forma fissa più che una successione libera. Imparati questi, la maggior parte dei brani che tirerete su a orecchio sarà una variante di qualcosa che già conoscete.

Da dove vengono gli accordi di una tonalità

Ogni tonalità porta con sé i propri accordi: si costruiscono impilando terze su ciascun grado della scala. In maggiore si ottengono tre accordi maggiori su I, IV e V, tre minori su ii, iii e vi e un diminuito su vii. Questi sette suonano «a casa»; tutto il resto è preso in prestito, ed è proprio il prestito a far drizzare le orecchie.

È anche la ragione per cui conviene riconoscere la tonalità prima di cercare gli accordi: da infinite possibilità si scende a sette, e da lì decide l'orecchio. Nei songbook si scrive «in do maggiore» proprio per questo, invece di elencare gli accordi uno per uno.

Perché certi giri suonano tristi

L'umore dipende meno dagli accordi in sé che da dove il giro parte e dove atterra. Cominciare da un accordo minore — vi–IV–I–V invece di I–V–vi–IV — colora l'intero anello pur senza cambiare una sola nota. Chiudere lontano dalla tonica lascia una domanda aperta; chiudere su di essa la chiude.

Alcuni movimenti hanno effetti affidabili. Il quarto grado reso minore dentro una tonalità maggiore, preso in prestito dal minore omonimo, è il classico groppo sotto l'ultimo ritornello. Un basso che scende sotto un'armonia ferma dà la sensazione di sprofondare. E un giro che non torna mai alla tonica tiene il brano inquieto fino in fondo.

Usare i giri nelle proprie canzoni

Partite da un anello di quattro accordi e cambiate una cosa per volta: l'ordine, il momento del cambio, la nota di basso sotto un accordo. Quasi tutti i giri memorabili non sono invenzioni ma piccole varianti di giri noti: sostituire l'ultimo accordo di un anello familiare è spesso l'intera idea di un pezzo che suona nuovo.

Conviene procedere a orecchio più che sulla carta. Mettete un giro sotto una melodia già scritta e gli accordi sbagliati si annunciano da soli; canticchiate una melodia sopra un giro e la frase si dirige da sola verso il punto d'arrivo. Funzionano entrambe le direzioni, ed entrambe sono più rapide del ragionamento a tavolino.

Dove andare adesso

Ogni giro armonico nasce da accordi della stessa tonalità, e quali siano lo mostra il circolo delle quinte. Per ascoltarlo invece di leggerlo, apri il generatore di giri armonici e scegli la tonalità.

Domande frequenti

Che cos'è il giro di do?

La successione do–la minore–re minore–sol, in numeri romani I–vi–ii–V. Prende il nome dalla tonalità in cui si impara, ma è mobile: in sol diventa sol–mi minore–la minore–re.

Che cos'è un giro armonico?

L'ordine in cui si susseguono gli accordi e la durata di ciascuno. Si scrive in numeri romani perché i numeri indicano i gradi della tonalità, così lo stesso giro vale in tutte e dodici.

Quali sono i giri più usati?

Il giro di do, I–IV–V, I–V–vi–IV, ii–V–I, il blues di dodici battute e I–vi–IV–V. Insieme coprono gran parte di canzone d'autore, pop, jazz, blues e rock.

Che cos'è la progressione 2-5-1?

L'accordo minore sul secondo grado, la settima di dominante sul quinto e il ritorno al primo. È la cadenza jazz standard, e un brano di solito la attraversa in più tonalità.

Come si trovano gli accordi di una canzone?

Prima la tonalità: riduce la scelta a sette accordi. Poi si segue il basso, che quasi sempre dice la fondamentale, e il resto lo suggerisce il giro più probabile.

Sentire un giro prima di sceglierlo

Apri lo studio, metti dentro un giro e ascoltalo con basso e melodia sopra. Scegliere a orecchio richiede minuti; sceglierlo sulla carta, una serata.