Pentatonica
Scale in questa famiglia: 10
La scala pentatonica è una scala di cinque note per ottava. Due forme reggono quasi tutto il repertorio quotidiano: la pentatonica maggiore (1 2 3 5 6) e la pentatonica minore (1 b3 4 5 b7). Entrambe nascono dalla scala di sette note togliendone i due passi di semitono, ed è proprio questa sottrazione a rendere impossibile suonarci una nota sbagliata.
Cinque note, e le due che mancano
Partite da do maggiore — do re mi fa sol la si — e togliete il quarto e il settimo grado. Resta do re mi sol la: la pentatonica maggiore di do. Fate lo stesso con la minore naturale togliendo il secondo e il sesto grado e otterrete la do re mi sol, la pentatonica minore di la. Sono esattamente le stesse cinque note: cambia solo quale trattate come tonica. Conviene capirlo prima di imparare qualsiasi posizione, perché ogni figura studiata varrà per due scale.
I gradi tolti sono quelli che producono attrito di semitono. In modo maggiore la quarta sta un semitono sopra la terza della tonica e la settima un semitono sotto la fondamentale; insieme formano il tritono. Senza di loro restano cinque note ugualmente compatibili con tonica, sottodominante e dominante. Da qui la conseguenza pratica: su un giro di blues si improvvisa dal primo giorno senza incappare in una dissonanza.
Sulla chitarra: i cinque box
Sul manico la scala si dispone in cinque box che si incastrano uno dopo l'altro, e tutti cominciano dallo stesso: il box minore con la fondamentale sulla sesta corda. Mettetelo al quinto tasto e suona la pentatonica minore di la; fate scorrere la stessa figura all'ottavo e suona quella di do, senza una sola nota nuova da ricordare. La chitarra trasporta per scorrimento, e nessuna scala ne approfitta quanto questa.
Quando il primo box è sotto le dita, gli altri quattro coprono il tragitto fino all'ottava. Per suonare veloce molti ridistribuiscono le stesse note in tre note per corda: i box diventano corse diagonali, comode per la pennata alternata. Nessuna delle due disposizioni è più corretta — i box insegnano dove stanno le note, le tre note per corda insegnano ad attraversarle. Sul basso lo stesso box si legge su quattro corde e si sposta allo stesso modo.
Al pianoforte: i cinque tasti neri
I cinque tasti neri sono già una pentatonica. Letti da fa diesis danno la pentatonica maggiore, letti da mi bemolle la minore. Mettete alla tastiera qualcuno che non ha mai suonato, chiedetegli di premere solo tasti neri sopra un basso tenuto: il risultato sarà musicale senza una sola istruzione. Non esiste dimostrazione più diretta del perché questa scala venga detta indulgente.
Nelle altre tonalità la questione vera è la diteggiatura. Cinque note non si dividono nei gruppi di quattro dita della scala maggiore, perciò la mano destra suona di solito 1-2-3-1-2 passando il pollice dopo la terza nota. Studiatela in moto parallelo su due ottave prima di usarla sugli accordi: da sola la pentatonica suona spoglia e mostra il suo carattere solo sopra un'armonia.
Le dieci scale della famiglia
Maggiore e minore sono la coppia di tutti i giorni. Le scale blues maggiore e blues minore restituiscono una nota, la quinta diminuita: quella blue note trasforma una scala sicura in una scala parlante, ma resta nota di passaggio e non punto di riposo. L'egiziana, detta anche pentatonica sospesa, sono le stesse cinque note lette dal secondo grado; le sue quarte sovrapposte suonano vuote e irrisolte, adatte a un vamp modale.
Cinque membri della famiglia vengono dal Giappone e non sono varianti della coppia europea. Hirajoshi è l'accordatura del koto e contiene semitoni, cioè esattamente ciò che la pentatonica europea evita. Iwato, Kumoi, In-Sen e Yo sono le sue parenti, ciascuna con quei passi stretti in un punto diverso. Suonano giapponesi per un motivo preciso e non per atmosfera: il semitono cade dove l'orecchio europeo si aspetta un vuoto.
Da dove viene: la catena di quinte
La pentatonica non è una scala maggiore impoverita, ed è più antica di essa. Impilate cinque quinte giuste a partire da do — do sol re la mi — e riportate tutto dentro un'ottava: ottenete do re mi sol la, la pentatonica maggiore. È la stessa procedura pitagorica che la teoria italiana descrive da secoli quando parla della generazione degli intervalli, e spiega perché lo stesso insieme di cinque note compaia in tradizioni che non hanno mai avuto contatti tra loro.
Da questa origine discende anche il modo di ascoltarla. Le quinte e le quarte che la generano restano il suo intervallo caratteristico: due note qualsiasi prese a distanza nella scala tendono a suonare aperte, mai strette. È il motivo per cui la pentatonica regge bene i bordoni e le corde a vuoto, e per cui in una tessitura acustica non ha bisogno di risolvere.
Studiarla senza farla sembrare una scala
Il difetto della pentatonica è il rovescio del suo pregio: poiché nessuna nota è sbagliata, salire e scendere suona come salire e scendere. Il rimedio è studiare frasi invece della scala. Prendete tre note del box, dategli un ritmo e ripetete quel ritmo da gradi diversi: un motivo con ritmo fisso si ascolta come melodia, le stesse note in crome uguali si ascoltano come esercizio.
Il passo successivo è mirare. Scegliete la nota dell'accordo su cui volete atterrare prima di iniziare la frase e usate le altre quattro come strada. Su un blues, arrivate sulla terza dell'accordo che sta suonando: le stesse cinque note cominceranno a seguire l'armonia invece di galleggiarci sopra. Bending, legature e note ribattute rendono qui più della velocità.
Domande frequenti
Che cos'è la scala pentatonica?
Una scala di cinque note per ottava. Le due comuni sono la pentatonica maggiore (1 2 3 5 6) e la pentatonica minore (1 b3 4 5 b7).
Da quale pentatonica si comincia sulla chitarra?
Dalla minore: primo box con fondamentale sulla sesta corda, quinto tasto. Suona la pentatonica minore di la e si trasporta scorrendo.
Perché nella pentatonica suona tutto giusto?
Mancano i due semitoni della scala di sette note: nessuna nota si trova un semitono sopra una nota dell'accordo.